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Razzismo in Copa Libertadores, meglio il dialogo o una caccia al colpevole?

Corinthians Copa Libertadores razzismo

Durante la semifinale di Copa Libertadores tra Corinthians e Nacional, terminata 8-0 per le bianconere, la calciatrice brasiliana Adriana è stata insultata da una delle avversarie in maniera razzista con l’epiteto “scimmia”. In una partita a senso unico, che difficilmente avrebbe riservato insidie per l’arbitra, che non ha sentito l’insulto e di conseguenza non ha dato nessun provvedimento disciplinare, la serata ha preso una svolta inaspettata. Nemmeno la diretta interessata stava capendo cosa fosse successo, come da lei stessa dichiarato.

Non ho sentito, ma tutti quelli che hanno sentito ci sono rimasti male. E dopo che me l’hanno detto ci sono rimasta molto male anche io, perché non mi ero mai trovata in una situazione come questa” ha detto ai microfoni di TNT Sports.

Mentre il Timão esultava per la sua sesta rete, Vic Albuquerque, protagonista assoluta di questo incontro con assist, gol e colpi di tacco, ha cominciato a protestare e a piangere dopo aver sentito quella parola ignobile.

Dopo qualche minuto di gioco fermo per tentare di ristabilire le regole in campo, è entrata al posto di Adriana la leader Grazi, la miglior calciatrice di questo incontro. Nemmeno le giocate di fino di Vic Albuquerque hanno superato il tocco di classe della storica attaccante del Corinthians. Dopo il settimo gol, quello di Juliete, ha chiesto a tutte le compagne di alzare il pugno durante i festeggiamenti per protestare contro il razzismo e mostrare solidarietà alla compagna.

IL TOCCO DI CLASSE DI GRAZI

Con naturalezza, un solo sguardo e un piccolo gesto con il braccio ha coinvolto tutta la squadra a stringersi attorno ad Adriana. Dopo l’ottava rete, firmata proprio dalla 40enne, perfino la panchina e lo staff di Arthur Elias hanno alzato il pugno al cielo per dare un messaggio importante anche ai tifosi a casa, riunitisi sui social network per questa causa.

Nello stesso giorno di Corinthians-Nacional due anni fa la torcida corinthiana si era mobilitata per riempire la Neo Quimica Arena in occasione della finale del Paulistão, poi vinta contro il São Paulo. Le 28mila persone presenti allo stadio rappresentano ancora oggi il record di pubblico per un partita di calcio femminile brasiliano. L’attaccamento alla maglia tra il 2019 e il 2021 non è cambiato, vista la pronta risposta al richiamo di Grazi.

Ovviamente contestare un insulto razzista va oltre il tifo, perciò tutte le altre squadre si sono aggiunte gradualmente alla battaglia. A seguito del comunicato del Corinthians si sono susseguiti quelli di altre società, come Ferroviária o Santos, e della CBF. Manca ancora all’appello la CONMEBOL, organizzatrice della Copa Libertadores che dovrebbe tutelare le atlete, non far finta di nulla.

IL COMUNICATO

Lo Sport Club Corinthians Paulista ha preso atto del rapporto delle atlete di calcio femminile riguardante l’ingiuria razziale verificatasi nella semifinale della Copa Libertadores, la quale ripudia veementemente. Il club è solidale con Adriana e le altre giocatrici e fornisce loro subito tutto il supporto necessario.

La delegazione femminile avrà tutto il supporto legale necessario per le necessarie indagini e la netta punizione di questo fatto inaccettabile.

Cordiali saluti,

Sport Club Corinthians Paulista.

Questo è senza dubbio un atteggiamento più che positivo. Tuttavia bisogna puntualizzare la modalità di protesta, poiché come al solito ci si è concentrati sullo scovare il colpevole, pretendendo una pena durissima, invece di aprire un ponte di pace tra colpevole e vittima. Il razzismo, come qualsiasi altra piaga sociale, si estirpa anche con il dialogo, facendo capire il motivo per cui questi comportamenti sono sbagliati. Pagare per un crimine è giusto, ma è più importante imparare la lezione.

IL CASO AVELAR

A tal proposito, sempre rimanendo in casa Corinthians, solo pochi mesi fa era stato escluso dalla rosa maschile Danilo Avelar, coinvolto in una faccenda simile. Durante una sessione di gaming online aveva scritto a un altro videogiocatore “figlio di una p*****a ne*ra”.

A differenza di altri casi, fortunatamente la sanzione non è rimasta fine a se stessa. Il difensore in questi ultimi sei mesi senza giocare si è sinceramente pentito, cercando inoltre di capire meglio i suoi errori. In questo periodo di riflessione ha studiato meglio la storia del razzismo, approfondendola con incontri assieme a chi lotta contro di esso tutti i giorni.

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