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La Lega spagnola è nel panico totale

Nella Primera Iberdola sta accadendo di tutto. Incoerenze, ritardi, lacune a livello logistico e inosservanza delle misure di sicurezza. Proprio nella Primera Iberdola, proprio da parte della RFEF (Real Federación Española de Fútbol), proprio da chi immaginavamo si trovasse ben più avanti rispetto a noi arrivano pessime figure. Una dietro l’altra.

Partiamo, come spesso si fa, dall’inizio. Intorno al dodici novembre è arrivata la notizia di una sanzione da parte della RFEF nei confronti di Levante, Villareal e Real Sociedad. I club erano rei di non aver utilizzato delle divise che riportassero lo stemma della lega spagnola in campo. Su questo il regolamento è però sempre stato molto chiaro.

“Si dovrà portare, con carattere obbligatorio, sulla manica destra della maglia il logo con l’anagramma identificativo della RFEF o della competizione della Primera División Nacional de Fútbol Femenino che nel suo caso, sostituisce la scritta RFEF, senza che si possa portare alcun logo o emblema identificativo di altre associazioni o identità non riconosciute dalla RFEF.”

Regolamento della Federazione

Fin qui c’è da dire che la Federazione ha solo seguito fedelmente le indicazioni del regolamento in vigore. Stessa sorte poi per Rayo Vallecano, Betis Sevilla e Valencia; “mancato completamento di ordine, istruzioni, accordi o obblighi regolamentari dell’uniforme” da parte dei suddetti club.

Quando sembra mancare una ratio

Si potrebbe, a fronte di questo, immaginare come la RFEF ci tenga a mantenere salda la propria autorità sui club, ottemperando ai propri oneri di precisa e austera regolamentazione. Arrivano poi però notizie dalla Primera Iberdola che fanno a dir poco storcere il naso. In Rayo Vallecano-Athletic Club Camila Saez, difensore cileno in forza alla squadra di casa, dopo uno scontro con Uriarte al 60′ ha richiesto l’intervento dei medici a seguito di un duro colpo alla testa. Medici che però non sono stati messi a disposizione dal club di casa, costringendo al tempestivo intervento lo staff dell’Athletic. Ad una simile scena hanno dovuto assistere sempre i tifosi franjirrojo nella partita di qualche settimana fa contro lo Sporting de Huelva. Già al tempo, il ventinove ottobre, la direttrice di gara Luna Varo aveva notificato nel rapporto di gara la “mancanza di un medico da parte dello staff del Rayo Vallecano”.

La situazione vallecana

La situazione del Rayo è disperata quindi, e sta paradossalmente portando con sé anche la Lega spagnola. Lo status precario del club non permette l’arruolamento di uno staff medico per le proprie atlete. Frattanto la squadra vallecana ha di rimando preparato una comunicazione dove denunciava l’inuguaglianza del trattamento rispetto ad altri club; ed in particolare le giocatrici hanno dichiarato che “dopo diversi mesi di incertezza, la situazione in cui ci troviamo non è ancora degna di una prima squadra”. Inoltre è sicuro che verrà interpellato il sindacato dell’Afe (Asociación de Futbolistas Españoles) e che l’Association of Women’s Soccer Clubs (ACFF) supporterà ogni azione di protesta delle giocatrici; anche nell’ambito del passaggio al professionismo dove, fatalità, la Lega spagnola è in ritardo. Intanto Iraia Iturregi, coach dell’Athletic Bilbao, si rivolge così ai tifosi e calciatrici vallecani.

“Il Rayo e i suoi tifosi hanno sempre dimostrato nei momenti difficili di essere persone diligenti che lottano per i propri diritti e non gettano mai la spugna.”

Per non farsi mancare nulla poi, va ricordato come il sindacato spagnolo guidato da David Aganzo abbia denunciato la società ad inizio stagione per non aver pagato le stanze dell’Hotel dove alloggiavano le atlete.

E la Federazione spagnola?

L’Afe denuncerà il Rayo Vallecano, mentre sponda RFEF non si sente altro che un sinistro e rumoroso silenzio.

Verrebbe quindi naturale chiedersi, senza sfociare nel populismo o nella demagogia, ma arrogandosi l’umano diritto di porsi domande (financo scontate come questa), come sia possibile permettere tali inosservanze del regolamento, in particolare ove queste comportino gravissimi rischi in primis per le atlete, arroccandosi però poi sulla torre eburnea e decidendo dall’alto chi e come sanzionare per inosservanze (mi venga permesso) di secondarissima importanza, sempre posto che si ragioni in termini di sicurezza.

E il professionismo?

E di quel professionismo spagnolo che tanto veniva decantato? Pare esser rimasto al giorno d’oggi, dopo cinque mesi di tentata costituzione della Lega professionistica, poco o niente. L’ACFF ha dichiarato addirittura che “il movente non è il mancato accordo tra i club”. Ma anzi che “i 12 club di 16, vista l’importanza di sbloccare il processo e costituire quanto prima la Lega Professionisti, sono disponibili ad incorporare gli approcci minoritari nel testo per il bene della Women’s Professional League”. Un passo in avanti fondamentale, anche se “l’accordo non vuole essere unanime. Ciò infatti, oltre a non essere previsto dalla normativa vigente per la costituzione di una lega professionistica, presuppone un’alterazione del normale funzionamento di qualsiasi organizzazione democratica, che si basa su maggioranze e non sull’unanimità”. Questo dichiara sempre l’ACFF, saldamente schierata con le calciatrici e sul piede di guerra.

L’associazione inizia a marcare stretta la Lega quindi, che nonostante tutto cerca con goffa eleganza, degna a dirla tutta di un pachiderma in una gioielleria, di non far trasparire la situazione a dir poco apocalittica con la quale sta facendo i conti.

 

 

 

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