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Piccolo ritratto di Gino Furlanis (per i non-portogruaresi)

da destra: Gino Furlanis, Giorgio Furlanis, Shaqa Gashi. Foto di Andrea Nicodemo

Tutto cominciò in via Lovisa

La sera in cui tentarono di dare fuoco allo spogliatoio del Portogruaro femminile, Gino Furlanis fu il primo ad essere avvisato dai carabinieri. Oggi è dirigente accompagnatore della società, ma all’epoca – erano le 22.30 di una sera d’estate del 2020 – da circa tre anni era il responsabile del campo di via Lovisa. Lo conosceva palmo a palmo: ogni settimana tagliava l’erba due, a volte anche tre volte. E pensare che solo quattro anni prima era difficile riconoscerlo, il rettangolo di gioco in via Lovisa, da quanto era trasandato, invaso dalla vegetazione, con le porte malandate e con qualche pietra nascosta tra le piante.

I primi a rimetterci piede dopo anni di abbandono erano stati Giorgio Furlanis, Shaqa Gashi (oggi rispettivamente responsabile e direttore sportivo del settore femminile) e Gino, che ha lo stesso cognome di Giorgio, ma non è suo parente. La loro volontà era dare una casa alla neonata sezione femminile del Portoguraro calcio. Ci vollero mesi di fatiche solitarie, anche la domenica, la mattina presto e la sera tardi, ma fu come soffiare su un quadro polveroso. Un campo da gioco storico veniva restituito, nuovamente in ottime condizioni alla città e alla squadra che ne è espressione calcistica. Sarà campo di allenamenti e partite delle granata fino al 2021.

Yogurt e trippa alla veneta

La nuova avventura di Gino era iniziata così, dopo quarant’anni passati a lavorare come distributore di latte e prodotti caseari. Aveva cominciato nemmeno maggiorenne, nel 1957, a bordo di una Fiat “Ardita”, e non aveva più smesso, nonostante le sveglie alle tre di mattina, la pioggia, il vento. Sempre gentile e di buon umore, per chiunque frequenti il mondo delle granata è molto più di un dirigente, è un compagno di viaggi e di chiosco. A tavola ama le trippe e le seppie in umido, ma si trova perfettamente a suo agio anche nella pastasciuttata del venerdì sera con tutta la squadra. Il calcio non è mai stato, a dire il vero, una sua passione, ma il suo contributo per il Portogruaro femminile è un modo per non venir meno al legame con la città. Ha tanti amici tra i tifosi granata, per questo nel cassetto dei ricordi tiene le partite in cui ha potuto festeggiare in compagnia. Quella del 20 maggio 2018 è tra queste.

Nascita di un ricordo

Era la domenica del ritorno dei playoff contro il Net.Uno, 90′ che valevano la promozione in serie C. Le granata, nonostante l’età giovanissima della squadra, li avevano disputati anche l’anno prima, arrivando a un centimetro dal successo, ma finendo beffate. Stavolta l’andata era stata promettente: 3 a 1 al Lido di Venezia, in un campo bagnato su un lato dalla laguna, con doppietta di Finotto e sigillo di Pavan. E poi quel giorno c’era il pubblico di casa, sindaca compresa: non si era mai visto tanto tifo per le granata. La pressione ospite genera subito un paio di tentativi sventati da Comacchio, mentre nell’area del Net.Uno più che altro si sgomita. Un acquazzone scoppiato a metà primo tempo costringe Shaqa Gashi, quel giorno guardalinee (era infatti previsto dalla categoria che entrambe le società ne fornissero uno) a coprirsi la testa con la bandierina. Nel frattempo però il risultato era cambiato: Finotto addomestica sulla trequarti un rinvio dalla sua metà campo. La trappola del fuorigioco fa cilecca e Furlanis è lanciata a rete, saltata anche la portiera in uscita: il Porto è avanti.

A questo punto, al Net.Uno servirebbero tre gol e nella ripresa è costretto a sporgersi in avanti forsennatamente, lasciando la difesa sola a recitare l’avemaria nell’uno contro uno contro le guizzanti Gallo, Furlanis e Feletti, ma nell’area portogruarese si vedono solo gran mischie. A una ventina di minuti dalla fine, Feletti recupera palla negli spazi lasciati abbandonati a ridosso dell’area  e di sinistro infila sotto la traversa. Ormai è chiaro a tutti che i fantasmi dell’anno prima sono stati esorcizzati: il Portogruaro femminile ce l’ha fatta. Il rigore assegnato al Net.Uno nel recupero, quando ormai si aspettava solo il triplice fischio, vale per il gol della bandiera.

Epilogo

Nelle foto del dopo partita sbuca una bottiglia di rosé che passa di mano in mano e ad ogni scatto si svuota. Era la prima promozione nella storia del Portogruaro femminile e, come tutte le prime volte, fu impossibile da scordare. In quell’allegro marasma Gino si è divertito e forse non ha pensato a tutte le mattine passate a tagliare l’erba e alle sere passate a pulire gli spogliatoi: quello storico traguardo valeva molto più di un semplice ringraziamento. Ha pensato a godersi quegli attimi irripetibili, ma era chiaro a tutti che tra gli autori di quella promozione c’era anche lui. Sorrideva, quel giorno, non aveva mai smesso neanche quando, in tuta da giardiniere, iniziò a mettere le mani su un campo abbandonato, in via Lovisa.

 

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