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Gio Queiroz denuncia il Barcellona per gli abusi psicologici subiti

Gio Queiroz

Ora in prestito al Levante, dove sta conducendo un’ottima stagione, Gio Queiroz ha finalmente deciso di denunciare il proprio club, il Barcellona, per aver subito abusi psicologici durante la sua permanenza in blaugrana. In una lunga lettera, pubblicata su Twitter, ha svelato i principali motivi di tali condotte, scaturite principalmente dalla sua scelta di rappresentare la nazionale brasiliana al posto di quella spagnola.

Possedendo entrambe le cittadinanze, quella brasiliana e quella spagnola, ha potuto scegliere, venendo quindi convocata dalla Seleção per i Giochi Olimpici di Tokyo lo scorso anno. Tale scelta non era piaciuta a qualcuno ai piani alti, che aveva deciso di fare di tutto per annientare la carriera dell’emergente classe 2003.

Nel febbraio del 2021 sono stata sottoposta a un confinamento illegale da parte della responsabile dei servizi medici del club. Lei aveva affermato che fossi un contatto stretto di un caso positivo di Covid”, scrive l’attaccante.

E poi continua: “Visto che l’ordine della medica era contrario al protocollo sanitario, ho contattato il Dipartimento della Salute della Catalogna e ho chiesto chiarimento. La risposta è stata chiara e contundente. Il mio caso non era e non poteva essere considerato come un contatto stretto secondo il protocollo sanitario vigente.

Questa quarantena illegale l’ha portata a non uscire mai di casa, a non avere una routine normale e a non essere nemmeno convocata per la finale della Copa de la Reina, giocata e vinta per 4-2 contro il Levante il 30 maggio 2021. Al che Gio Queiroz ha chiesto e ottenuto dalla FIFA il permesso almeno di potersi aggregare alla nazionale brasiliana, che si stava preparando negli Stati Uniti per le Olimpiadi, che avrebbe poi disputato in Giappone. Tutto questo con l’assenso dello stesso Barcellona e venendo sottoposta a continui test, tutti risultati negativi al Covid.

Quando sono ritornata a Barcellona, mi hanno chiamata a una riunione con il direttore del club. […] Mi hanno accusata ingiustamente di non aver compiuto la quarantena e di aver viaggiato senza l’autorizzazione del club e senza il benestare delle capitane della squadra.

Questo è stato poi il culmine della sua avventura blaugrana, ora apparentemente finita per sempre. Anche dopo la fine del prestito al Levante, è probabile che cambi ambiente del tutto. Gio Queiroz ora però dovrà pensare anche ad avere una stabilità psicologica prima di fare il prossimo passo nella propria carriera, che va in secondo piano rispetto a questi gravi problemi.

Non è la prima volta che succede, ma speriamo sia l’ultima, seppur sia abbastanza improbabile. Gli abusi psicologici subiti da Gio Queiroz sono gravi quanto qualsiasi altro tipo di abuso, che sia fisico o sessuale. La dinamica è sempre la stessa. Persone di potere che vogliono sfoggiare la loro potenza con questi metodi abominevoli. È una forma di bullismo meglio articolata, che deriva però da menti già formate e mature. Il dirigente, anche se non sappiamo chi sia, è scontato che abbia già, quantomeno, compiuto la maggiore età.

Sarà inutile se questa denuncia rimarrà fine a se stessa. Qualcuno forse verrà licenziato, sanzionato, ma gli abusi continueranno a esserci finché non prenderemo tali situazioni più sul serio. Gio Queiroz si sentiva sola in quel momento, ma non lo era. Le capitane della squadra, la medica che faceva il gioco del suo superiore, lo stesso Barcellona, che sarebbe senza colpe secondo quanto scritto dalla giovane calciatrice nelle righe finali, dovevano agire in qualche modo. È inutile lanciare campagne di solidarietà, come quella della Fundación Barça per l’approvazione della Legge di protezione dei minori dalle violenze, se poi non si agisce nel concreto.

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